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Raccolta Il canto del pellegrino

Gioia



Astruso compito,
narrar la gioia, quella
che con silenziosa ed invisibile esplosione,
avvampando,
incenerisce l’invalicabile monte
dell’umana sofferenza.

Divina competenza
richiede l’esplicitar del certosino suo lavoro.

Come fata,
tutta intenta al rimestar del magico e segreto intruglio,
s’appresta al compiere del sublime dono.

Di casto abito ammantata,
come bimba,
con il cuor mio gioca a nascondino,
mentre, a sommesso sorriso,
pregusta il giunger del suo piacere
al sorgere di quell’alba
che me conduce all’agognato godere.

Arzigogolato dovere
novellare il gaudio, quello
che con taciturna
ed inconsistente deflagrazione,
bruciando,
sbriciola l’insormontabile altura dell’umana pena.

Sovrumana intelligenza
reclama l’esposizione del minuzioso suo operare.

Come angelo,
tutto preso dall’irraggiare
della splendente e soprannaturale luce,
s’affretta al diffondere del perfetto amore.

D’innocente veste coperto,
come bimbo,
con il cuor mio si trastulla a moscacieca,
mentre, a mascherato compiacimento,
assapora l’arrivo della sua letizia
al venire di quel dì
che me induce al sospirato giubilo.

Enigmatica responsabilità
riferire l’esultanza, quella
che con giocondità e folgorante allegrezza,
cantando,
spiana il gigantesco massiccio dell’umano tormento.

Eccellente perizia
pretende il riportare del curato suo elaborare.

Cabalistico debito
ragguagliare sulla felicità, quella
che con imprevedibile e inalienabile forza,
spingendo,
muove l’irremovibile greppo dell’umana malattia.

Sublime cognizione esige
la traduzione dell’eterna sua fatica.










(Marilina Frasci)
Pubblicata il 18 settembre 2003 15:09:31


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