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Raccolta Il canto del pellegrino

Recita

Inganno, commedia, o dramma,
cosa mai sarà questo mio affanno?
Rabbia, sorriso, o pianto,
cosa mai reciterà questo giullare?
Nascondersi o mentire?
A chi gioverà
il suo falso divenire?

Io fui estromesso dalla compagnia,
neanche mi fu concesso
di toccarne la scenografia.
Io divenni alieno
dalla rappresentazione,
neanche mi fu permesso
di calzarne l’illusione.

M’assento, permettete?
M’allontano, consentite?
A chi nuocerà questa distanza?
E chi sconsolerà questa mia assenza?

No, non v’è timore,
i guitti troppo impegnati,
gli spettatori attenti,
i tecnici annoiati
bivaccano sugli strumenti.
No, non v’è apprensione,
non v’è tormento nel pertugio
che ospita il disinteressamento.


Più di sollazzo non vi si lascia entrare,
ma io son matto e a questa recita
non ho più genio di partecipare.
Allor, se ancora posso, io ripeto:
m’assento, permettete?
m’allontano, consentite?
Che a gettare il core negli stenti,
son sufficienti i miei soli tormenti.




(Marilina Frasci)
Pubblicata il 18 settembre 2003 15:37:09


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