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Raccolta Il canto del pellegrino

Infinite volte



Infinite volte mi son detta,
che il mendicare ha un sol difetto,
quello di bussare a pugno stretto
alla soglia d’una casa senza tetto,
dove quel che chiedi non ti si può donare,
dove ciò che domandi non è possibile trovare,
dove quel che porgi non è ambito ritirare.

Infinite volte mi son chiesta,
il perché di tale miserevole condotta,
ma, a tal domanda galeotta,
da alcuna anima mai fui edotta.
Poi, un giorno, stanca di bussare,
le mura d’una dimora cominciai a scalare,
m’inerpicai senza alcun timore,
come lucertola che si crogiola al sole.

Risalii pian piano il poderoso limite,
elevando, lentamente, il dimesso e riservato vivere,
fino a giungere all’orlo della muraglia,
issata a paravento d’una sensibile coscienza,
che un alloggio, privo di coperchio, avea dispersa al vento,
in preda alla furia d’un burrascoso tempo.

Delusa, affranta, stremata di fatica,
strizzando amarezza all’animo con le dita,
mi sono trovata sola e smarrita
a percorrere la via della sconsolata vita.

E dopo aver pianto, urlato, imprecato aiuto,
masticando l’attimo del vuoto,
ingoiando l’ombra della paura,
ho imposto agli occhi di guardarmi il cuore,
e dentro vi han trovato
la forza d’un coraggio che si chiama amore.

Ho aperto il pugno, ho smesso di bussare,
e più di quel che v’entrava ho cominciato ad afferrare,
ora ne son piena, or ne son sazia: il tuo scheletro discendo misera casa!
Con esso, ed il suo coraggio, le abitazioni del mondo potrò riparare!




(Marilina Frasci)
Pubblicata il 18 settembre 2003 16:18:25


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