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Raccolta Le mie stanze

Figlio





Non voglio più i pensieri tristi, quelli che mi fanno piangere di paura, non voglio cadere da questo sogno che mi fa volare talmente in alto da darmi le vertigini. Non voglio più tenere in me l’ansia di un risveglio alla realtà diversa. Non voglio nessun dubbio a dimorarmi dentro. Mi detesto, mi sento un vermiciattolo quando la voce interiore dei pensieri sussurra al cuore felice che tu sei diverso da quello che lui sostiene. Mi confonde e, per il tempo di un suo battito, strattona il sogno strettamente aggrappato all’amore che gli doni e lui, impaurito, più si stringe a te. Io conosco il tuo cuore, lo guardo dal primo giorno che ti ho incontrato, ho visto i tuoi occhi esserne le mani, carezzarmi d’amore servendosi di lacrime mai versate, di sorrisi generosi. Lo conosco il tuo cuore. L’ho letto nei racconti e nella poesia che hai generato, ed oggi l’ho conosciuto pieno di dolore vissuto e mai narrato. Ho pianto con le mani al volto per soffocarne i singhiozzi e ti ho chiamato figlio, come il sogno d’una madre che desidera portarti dentro protetto dal suo amore per tutta la vita, ed oltre, fino al termine dell’eternità.


(Marilina Frasci)
Pubblicata il 7 maggio 2011 9:17:08


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