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Raccolta Le mie stanze

Mi han detto



Mi han detto: hai dentro un insondabile e fondo buio che ti rende oscura, inaffidabile psicologicamente ed emotivamente, sei tripla, una schizofrenica, granitica, a volte poliziesca, somigli ad una suora e dovresti guardarti dentro, sistemati la vita, impara a darti pace. Sei una merda alla quale resterà solo il rammarico delle azioni compiute ed errate. Mi pento d’averti amato. Smettila… di vivere per me. Tra tutte queste mie verità, ascoltate in silenzio, io ne ho pronunciata solo una: sei uno stronzo. Anch’io per solitudine potrei, così come per solitudine tu fai, ma senza speranza e senza amore, così come uno svago, solo per accorciare la vita. Solo ironia in questo insegnamento, che aveva lo scopo d’aprirmi alla sensualità della vita e che, invece, più mi serra in me, in compagnia di una attesa, che sia morte del vedere e del sentire, del pensare e del capire, dell’amare e del gioire. Potrei, perché escluderlo, riprendere il “normale” nelle mani e farne un gioco dentro il giorno, uno dopo l’altro fino alla fine, ma non sopporto la mia immagine allo specchio del futuro. Odio i silenzi, gli sguardi assenti, le lacrime ed il ricordo, le inefficienze, le malattie che obbligano al bisogno. Per questo finirò prima, ancora lucida, quando mi sembrerà d’essermi messa a posto la vita… per non lasciare agli altri il compito di sistemarmi la morte. Al resto ci penserà il destino altrui, il tempo loro che batte il rintocco di un annuncio, di un arrivo sempre più vicino, sempre più temuto… io, sarò remota, occupata ad ascoltare quell’istante che non fa rumore e che all’anima si fa tuono.



(Marilina Frasci)
Pubblicata il 7 maggio 2011 9:17:09


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