Autenticazione
Login


Password



Password smarrita? Clicca qui


Ricerca
Cerca per titolo

Poesia Prosa

Titolo





Cerca per contenuto

Poesia Prosa

Testo contenuto





Raccolta Le mie stanze

Ho noia


Ho noia di vivere, più che stanchezza è disaffezione estrema alle piccole gioie del quotidiano. Parlo di quei trastugliolà inventati dal consumismo e di quei piaceri costruiti dalla morale collettiva, non quella clericale, che in realtà li vieta, di quella sociale invece, che li inventa per intrattenere le esistenze, per occuparle alla spasmodica ricerca del loro raggiungimento… altrimenti come ha da passare questo tempo dei sensi, dannatamente avvilito dal pensiero che, con esigua o tanta cultura, intuisce e sopporta allo stomaco il peso della scomparsa del bene vero. La vita può essere lunghissima da trascorrere, anche se finisce presto, quando, quel poco oltrepassato, si conclude, al tuo giudizio, come il debito di un povero accumulato dai droghieri in mille vite… ti è chiaro che non potrai mai saldarlo, a meno che non avvenga un miracolo. E chi ci crede più? Allora è meglio non sperarci ai miracoli, alle botte di culo, allo sguardo di quella fortuna che è intangibile, indimostrabile come Dio, però a lei ci credono tutti, tutti ci sperano, gli stupidi di Dio e i filosofi della ragione. I discorsi disimpegnati degli ignoranti e degli intellettuali sono pregni di questa parola… non li biasimo, bisogna pur illudersi che qualcosa esista per resistere alla durezza della vita, e se cancelli Dio dal vocabolario ti rimane solo questa parola: Fortuna. Nel vocabolario della mia vita questa parola non l’ho mai trovata, quindi, se dovessi spiegarne il significato a qualcuno, non saprei cosa inventarmi e dovrei chiedere aiuto alla fantasia, o alla cultura della gelosia, che ha preso la laurea con centodieci e lode, più bacio accademico, osservando le belle vite di altri. Ai disgraziati come me, che parlano come mangiano, ed io mangio da povera, tocca leggere una sola parola sul vocabolario, ed è questa: Dio. Dio intangibile della disperazione e della speranza, della fede e dell’ignoranza… Dio, con le sue vie tortuose ed incomprensibili, i suoi progetti da genio pazzo… Dio, con la sua provvidenza e i suoi miracoli…Dio, con il suo amore a costo zero, quel suo perdono senza scontrino nella mano… Dio, al quale chiediamo di cambiare il mondo al posto nostro, e lui lo ha fatto nel solo modo possibile, cercando di cambiare l’uomo, come un maestro che insegna ad un bimbo a scrivere parole senza errori… come un padre che afferra la mano di un figlio e lo strappa alle tenebre per riportarlo alla luce, dove non c’è paura, dove non c’è smarrimento. Per questo Dio trovo la forza di sopportare il peso dei pensieri, la speranza di poter saldare tutti i conti dei droghieri, il coraggio di abbracciare ancora la vita come una sorella, di credere all’illusione che il mondo degli uomini cambierà, non per un colpo di fortuna, non perché Dio ha fatto una magia, ma solo perché l’uomo ha ritrovato dentro se la giustizia, la pace, l’amore straordinario della sua stessa umanità. Resto ad aspettare rattristata, non lo vedrò il miracolo degli uomini, come non ho visto quello di Dio. Mi contento di me stessa e di questo dolore che è il segno dell’esistere. Credo e muoio, spero e rinasco per continuare a chiamare la morte amica… che la cancelli lei questa lavagna scritta male, che li corregga lei gli errori delle parole… sia pulita tutta la nostalgia dell’amore, la fede in quell’uomo che viene e va dalla mia vita, che regala l’abbandono, che gira il volto a Dio e si inginocchia e prega dinanzi alle parole.



(Marilina Frasci)
Pubblicata il 20 agosto 2011 21:36:25


Condividi