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Raccolta Le mie stanze

Dolce e tormentata anima
Dolce e tormentata anima leggo ora il tuo pensiero meditato, quello che, non concepito dall'istinto, è generato dalla profonda riflessione, e condizionato dalle tante travagliate tue esperienze.
Mi colpisce una mancanza nell'analisi del tuo seguente dire.
Quando manifesti il concetto che nel figlio, vi è racchiusa già, dall'attimo del concepimento, l'intera persona umana, ossia, sin dal primo suo vagito di figlio è al contempo uomo di comunità sociale, ma ancor di più mi perplime il successivo periodo che riporto testualmente:
"L'amore per la singola persona deve poter rientrare nella percezione di questa vastità e infinità che ci sovrasta. Ecco, in questo senso la migliore riproduzione di sé sta nell'identificazione col genere umano. Ma è difficile realizzare questo obiettivo e, più ancora, quello di restarvi fedele.".
Mio caro, questi due veritieri concetti mancano del loro illuminante e conclusivo terzo pensiero, non so se mi sarà possibile manifestarlo con nitida semplicità, ma ci proverò ugualmente.
Se si attribuisce al figlio della nostra realtà carnale una conseguente e cromosomica umanità, caratteristica esclusiva della specie alla quale noi tutti apparteniamo, c'è da chiedersi: cosa, o quali sono, gli elementi che ci conferiscono tale merito (o demerito a secondo dei punti di vista) per la definizione e la catalogazione della nostra identità?
Bene, quando avrai dato risposta a tale domanda, potrai comprendere che la sola motivazione alla base di tale egalitaria e comune attribuzione è contenuta in ogni singolo individuo che, vivendo, la esplica nella sua unica, particolare ed inimitabile diversità.
Allora sappi, mio caro, che mai vi sarà una vivente e benevola società che possa avere norme e leggi parimenti dignitose e rispettose di tutte le sue umane diversità, se prima non si educa l'uomo al rapporto con il singolo uomo, se prima non si erudisce l'uomo sul sentimento dell'amore per l'altro uomo, se prima non si accetterà in sapiente coscienza il fardello del nostro essere "umane-bestie".
Io mi sento, come questa nostra millenaria umanità, ancora bambina nella storica linea dell'evoluzione, e come ai bimbi si insegna partendo dal particolare per poi farli giungere alla conoscenza dell'universale, così penso del mondo umano e dei miei diversi simili.
Attenderò che l'uomo cresca nell'utero di questa conoscenza, che oltrepassi il tempo della gestazione utile alla sua completa formazione, e vagirò sorridendo alla nascita del tuo uomo sociale.

Ti bacio!


(Marilina Frasci)
Pubblicata il 18 agosto 2004 20:23:35


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