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Raccolta Le mie stanze

Ricuccio caro
Ricuccio caro, forse mi sono spiegata poco chiaramente, e di conseguenza sono stata malamente intesa, io non disapprovo, ma condivido il tuo pensiero sull'amorevole e costruttiva attenzione rivolta alle problematiche esistenziali/sociali, psicologiche e morali del mio prossimo, ma il mio sguardo riflessivo/produttivo, prima di rivolgersi alla globalità della mia altra umanità, si poggia sul prossimo vicino, non prima di aver effettuato una meditativa sosta di analisi progettuale sulla mia passata, presente e futura esistenza morale = (ideali), psicologica = (condizionamenti), sociale =(norme e regole di umana convivenza).
Ricuccio, io ho capito che se non studi e conosci la tua umanità non puoi comprendere quella degli altri, non guardo la mia interiorità allo scopo di evitare la conoscenza e l'acquisizione delle bisognevoli sofferenze degli altri, ma lo faccio per giungere al possesso del responso risolutivo di quelle tormentate questioni sociali che tanto ti stanno a cuore.
Sappi, che se io genero amore per me stessa di conseguenza ne riverso e ne conferisco all'altro fuori da me, che se riconosco giusta la lotta per l'acquisizione di diritti sociali verso la mia identità, devo obbligatoriamente riconoscere e rispettare tale diritto al mio prossimo, che se opero per costruire la mia interiore pace non posso operare nel sociale azioni contrarie ed opposte alla mia naturale e conosciuta natura.
Ecco perché io più mi guardo dentro e più ti comprendo, più mi conosco e più ti amo, più mi percorro e più ti abbraccio.
Il mio altro sono io nella mia estesa dimensione umana, il mio altro sei tu ed in te v'è racchiusa l'umanità di tutti quelli che mai incontrerò.






(Marilina Frasci)
Pubblicata il 18 agosto 2004 20:27:54


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