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Raccolta Le mie stanze

A chi vorresti dirla questa follia?




Cumbà:
Wè Pascà, e che ci fai qua?

Pascà:
Buongiorno Cumbà! Nun sapev che fa e m’aggie mise a passià! M’aggie pigliate n’u cafè e pe perdere nu poch e tiemp aggie lette doie fesserie a chistu giurnale. Ma Vuie v’ito lette chist’articolo? Mò n’ata storia… ca Crist nun’è muort, ca se ne ghiut in Francia a vivere con la Maddalena… cose e pazz, nun ce se po passà! Ma tutte sti cristian nun tenene niente ra fa?

Cumbà:
Hahahahahaha Pascà, a nuttata e na maniera adda passà, tu nun te preoccupà liegge e ride, tant sò sule fantasie!

Cumbà:
E poi a chi vorresti dirla questa follia? A chi vorresti narrarla questa assurda fantasia? Cristo non è morto? Che panzanata è questa? E tu che presti fede ancora alle idiozie!
E poi, tanto assurda non mi pare, in fondo la fede cristiana questo dice: “Egli è risorto e vivrà per sempre ancora negli attimi dei secoli a venire”.
Quindi, se Cristo non è morto, io non ho nulla da eccepire.
Tu mi dirai:”Ma come, e l’Ascensione? Tutta invenzione?
Cosa vuoi che ti dica, oggi gli astronauti vanno e vengono dalla luna, anche Lui sarà salito per un attimo e subito tornato! E, se ci pensi bene, ti sembrerà logico il suo agire, noi siamo uomini e certe cose non le vogliam capire.
Rifletti bene e pensa al pandemonio se, a quel tempo, avesse detto all’uomo: “ Io sono Dio, posso sbalordire, e posso, in questa terra, tutte le volte che mi pare, nascere, vivere e morire”.
Apriti cielo! Loro avrebbero accettato?
Loro che lo hanno crocifisso e torturato solo per aver predicato amore e l’odio condannato!
No, no, ascoltami attentamente, ha fatto più che bene a scomparire!
Gli uomini non sanno venerare la divinità racchiusa nelle carni dell’umanità.
L’avrebbero ucciso e torturato mille volte ancora, come è d’uso fare ai miseri della terra che con la loro pace disturbano i guadagni della guerra.
Sai che ti dico?
Tutto sto ragionare per ipotesi, teoremi e assurdità mi ha reso più certo di questa verità: “ Egli non è morto e vive ancora in ogni idea che prega e spera sulla terra!”.
Ora, se non ti spiace, vorrei andare, ho troppo da fare e ancora molto da cercare, ho un sogno che mi fa desiderare di trovare in uno sguardo l’amore che parla di quella sua regale immortalità!

Cumbà:
Ci vediamo Pascà!

Pascà:
Statemi bene Cumbà!

Pascà:
Cumbà numme cunsiderate nu' scustumat se vi ricordo che oggi è domenica.

Cumbà:
Eh Pascà, e perchè dovrei considerarti invadente? Che oggi è domenica lo so, me lo ricorda il gran passeggio della gente, l'odore forte e appetitoso quando passo davanti ai ristoranti, ed il colore variopinto degli abiti eleganti che le signore indossano per recarsi in chiesa, ma tu piuttosto, perchè me lo rammenti?

Pascà:
Mmmm, mmmm cumbà, ma come, non vi viene in mente niente? A mezzogiorno la pasticceria “La profumata” chiude ed è già tardi, chissà si e truvate ancor e sfugliatelle pà signora Vostra!

Cumbà:
Ossantocielo pascà tu si nu sant, n'angelo inviatomi dalla divina provvidenza, chella si m'arretire a mane vacant primme m'accide e pò se veste a lutt e chiagne! Grazie Pascà ti sono debitore, mò scapp veramente, ossequi alla tua signora e tante buone cose.

Pascà:
Hahaha... di nulla cumbà, felice domenica a voi e famiglia, e iate chianu chiane ca ce sta ancora n'ata mezzora e tiemp… hehehe!

Cumbà, leggermente angosciato dal timore di trovare la pasticceria chiusa, si allontana dall'amico Pascà con passo veloce e deciso, imbocca la stradina che da Piazza Municipio immette al corso principale della città e prosegue il suo cammino veloce, la fronte contratta, le labbra serrate e mille pensieri che somigliano a preghiere e che si riassumono in questa sola frase: Gesù, speriamo che don Mimì e ten ancor e sfugliatell, e si a fernut chest è a jurnata bona pè murì!
E mentre lesto camminava, guardava il bello e il brutto di quei posti, vedeva il giusto e l'errato della storia, osservava e commentava mentalmente fino a muvere le labbra qualche volta: ah mannaggia se fosse più pulita questa strada! E mentre lo diceva gli sfuggiva il capo in un tentennamento, e ancora con più rabbia camminava, mentre oltre ai luoghi lo sguardo gli cadeva al buono e al cattivo della gente.
Quanti errori, quante cattiverie possono vivere accanto alle mille opere di bene. Intanto il volto in questo tragitto aveva assunto fattezze contraffatte e amareggiate, ormai era fatta mancavano pochi metri alla meta. Ecco, la pasticceria è ancora aperta, che fortuna l'incontro di oggi con Pascà!

Cammina tanto spedito che rischia di sbattere il muso nella porta, trasale, se ne rende conto, afferra la maniglia e spingendo affannato, ansimante e sudato dice...

Cumbà:
Buongiorno don Mimì!

Don Mimì:
Felice domenica a voi Dottò, oggi abbiamo fatto tardi eh? Io mi sono anche preoccupato, intorno alle undici ho guardato l'orologio ed ho pensato: oggie o dottor ancor n'è passat, speramm cà nun s'è scurdat, chill si s'arretire a cas senz e sfugliatell la dolce consorte o scorteche vive, e leva a pelle e ne fa tanta strisciulell! Allora per salvarvi la vita mi sono anticipato e primme re fernì, n'aggie mise ra parte na decina, ho fatto bene dottò?

Cumbà:
Siete un uomo saggio e generoso don Mimì, oltre che uomo di sani principi, anche un amico fedele e previdente, avete fatto più che bene a prepararle, da oggi vi autorizzo a farlo sempre e se vedete che tardo troppo fatemi pure una telefonata, oggi ho rischiato esageratamente, ho scansato una tragedia familiare grazie al provvidenziale incontro con un amico che non vedevo da tanto tempo, quindi ritenetevi pure autorizzato a compiere l'azione prefissata e non ponete limiti alla confidenza, anzi, vi lascio il numero del mio cellulare di modo che l'arpia di questo nostro accordo non ne venga mai conoscenza. Voi lo sapete don Mimì, non è per giustificare che ve lo dico, la mia memoria ha sempre fatto acqua, ora con la vecchiaia che avanza è svanito anche quel poco che funzionava. Allora ditemi mio caro: quanto vi devo? Per l'amicizia e la grande cortesia non posso remunerare, ma per le vostre favolose sfogliatelle si, quel che mi chiedete è prezzo giustificato e quel vi do è compenso più che meritato, per il lavoro e per la cortesia che ogni domenica vengo a prendere in questa pasticceria!


Don Mimì:
Dottò, vuie site n'artista della parola, ite ritt tanti cose ma ie nunn'aggie capit niente, saccie sulamente ca m'ite fatte venì o' vulie e ve ringrazià! Pigliateve stu fangott e iatuvenne, goditavell, ie m'accuntente e sapè ca doppe mangiate ve facite nu limoncello alla mia salute. La profumata con tutto il suo personale vi augura una dolcissima giornata.

Cumbà:
don Mimì come fatto, ritenetevi appagato nel desiderio, a fine pranzo con mia moglie innalzeremo i calici alla vostra salute.

Eh si, davvero un gran signore don mimì, pensò allontanandosi il dottore e con aria serena e soddisfatta si avviò a passo allegro verso casa. Certo la sua testa mentre il corpo faticava non poteva certo farsi una grattata, cosi ad ogni falcata delle gambe seguiva una considerazione della mente.
Quel cartoccio tremola e barcolla tra le mani e pare rispondere ai pensieri silenziosi e sconfortanti di Cumbà. L’involucro si contorce e si sgualcisce così come l’animo di quest’uomo… Mio Dio cosa siamo! Mio Dio che disgusto! Troppo sporco tra le vie e dentro gli uomini… Mio Dio Perdonaci!








(Marilina Frasci)
Pubblicata il 6 giugno 2011 16:54:01


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