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Raccolta Le mie stanze

Io voglio vivere
Che razza di coraggio ci vuole a svilupparsi in questo pantano di vita. Ce ne vuole una caterva sconfinata di bilioni e bilioni di illusioni, mentre, per morire, ne basta una, una soltanto: sapere, per falso o per certo, che sei vivo in qualche modo, in qualche anfratto, senza corpo conosciuto, in ombra, in essenza, in pensiero, o magari anche solo in sentimento, ma tuttavia fottutamente, stramaledettamente vivo. Cominciamo proprio bene non ti pare? Questa convivenza di pensieri dice il suo bel buongiorno di brutale verità. Non è contraddittorio il sopra scritto? L’introduzione è quasi una imprecazione alla durezza della vita. La conclusione è il modo più banale per dissacrare la paura della morte, con la prospettiva di richiudersi esultanti in una nuova vita. Quale poi sarà è da vedere e da capire soprattutto, chiedendosi, comunque, se quell’esistere varrà tutto il peso, lo spessore e il sapore di quella esperienza che noi siamo abituati a chiamare vita. L’unica cosa che affascina in questo pensiero è la sua taciuta conclusione: “Noi tutti “umani” adoriamo vivere”. Considerando le variegate esistenze di centinaia di miliardi di esseri “Umani” viene da domandarsi: ma perché se ne ostinano? Storpi, ammalati, affamati, diseredati, poveri, sfruttati, maltrattati, ingiuriati, prevaricati, violentati, non amati, e non continuo solo per ignoranza, perché me ne sfuggono, al momento, le catalogazioni in base alle diverse e multiple sofferenze di cui si è composta, si dispone e si realizzerà la loro breve esperienza nel paradiso terrestre. Eppure, nonostante ciò, da ognuno di loro, partendo dai silenzi del cuore, pieno di speranza, innamorato di fiducia, s’avvia, nella scalata del cielo, alla ricerca del Dio del Sempre, questo grido, questa preghiera: “Io voglio vivere”.


(Marilina Frasci)
Pubblicata il 6 giugno 2011 16:53:59


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