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Raccolta Le mie stanze

A quel qualcosa



Si sono spalancate le serrande stamattina, sul mondo, e sul mio cuore che ha pace. Suonava allegro e sicuro il passo sulla strada di pietra, sembrava che non avesse durezza il giorno preannunciato, che anche la più tenace roccia avesse allargato il cuore spropositatamente per farvi entrare l’amore: quello mio, per te. Pensavo e parlavo, da sola, a quel qualcosa che a tratti mi abita e, a volte, mi accompagna la vita nelle azioni consuete. Accanto e dentro, il qualcosa, guarda ciò che vedo e parla ai miei pensieri. Vede gazze sfiorarmi l’anima e piccoli falchi planarmi al cuore per poi sospendersi ai venti alle correnti; vede fiori e piante d’ogni genere risvegliarsi ai sensi, a quel sentimento che straparla di vita e non sa cosa sia l’arrendersi alla morte, a quel mai più che abita le oscurità degli uomini. Un sorriso continuo, sognante, infante e senza ragione, che si posa alle labbra e mi fa chinare il capo a sinistra; quella incredula timidezza che zampetta come un micio appena svezzato e che ha solo voglia di scoprire non si sa cosa, il tutto, l’altro, il mondo, se stesso, per comprendere ciò che è. Non puoi essere triste in un giorno così. Quando t’accorgi che il “qualcosa” non è più un evento scisso da te, ma te stesso, mentre ti guardi imparare la vita, non quella che si vede, piuttosto, quella che si sente nel cuore, nella mente, nell’anima. E vai verso il tramonto attraversando un giorno senza ombre, sotto un cielo sereno in un vivere amico. E sorridi ad ogni cosa, a quel qualcosa che ha un volto, un nome. Si chiama “Amore”: e oggi è mio.




(Marilina Frasci)
Pubblicata il 7 maggio 2011 9:17:07


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